Intervista al compositore Kristian Sensini

Intervista di fine anno su http://www.suonidigitali.it/66-intervista-al-compositore-kristian-sensini/

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Sensini

Chi è Kristian Sensini? Potresti presentarti ai nostri lettori?
Un musicista, un sognatore, una persona che ama ascoltare e raccontare storie, attraverso la musica.

Come inizia il tuo percorso musicale? Quando e come è nata in te la necessità di comporre?
Ho iniziato come tanti suonando il pianoforte, ho una formazione sostanzialmente da autodidatta sullo strumento. Dopo aver suonato in tante formazioni rock mi sono dedicato al Jazz e ho iniziato a studiare flauto traverso (mi sono diplomato in Flauto Jazz al Conservatorio Rossini di Pesaro). Ho sempre scritto musica, è per me un modo di andare oltre la partitura scritta da altri musicisti, ho sempre trovato intellettualmente noioso fermarsi a suonare solo musica di altri. Nel mio piccolo è un modo di fermare la musica, lasciando minuscole tracce, ho sempre il timore che la musica sia inafferrabile e trasparente. Scrivere è l’unica maniera che abbiamo per rendere la musica più concreta. Trovo inoltre più semplice esprimermi tramite il suono che con le parole, è un linguaggio molto più ricco e complesso e forse per questo si lascia esplorare meglio.

Sei un compositore per musiche da film. IMDB presenta una lunga lista di tue partecipazioni cinematografiche. Quale film ti ha dato maggiori soddisfazioni dal punto di vista compositivo? Quale più difficoltà? Perché?
Senza dubbio “Rocks in my Pockets”: è un film drammatico che però sfrutta il medium del disegno e dell’animazione. Questo mi ha consentito di scrivere una partitura molto varia con momenti molto poetici, alcuni drammatici e alcuni che strizzano l’occhio alla commedia ed al cinema di animazione classico. La difficoltà è invece dovuta al fatto che nel film è onnipresente una voce narrante che racconta la storia. Quando un compositore si trova a scrivere musica in un contesto del genere deve far attenzione a non sopraffare il suono della voce e la sua intellegibilità, cercando di accompagnarla nel modo migliore possibile. E’ stata un’ottima palestra per la composizione e per l’ego. I compositori spesso hanno il timore che il proprio lavoro rimanga in sottofondo e non venga notato, e lavorare ad un progetto del genere ti insegna a scrivere in economia di mezzi, valutando con molta attenzione gli equilibri e gli spazi dove la musica può emergere e quelli nei quali è meglio lavori in maniera più subliminale.

rocks

Dal tuo Home Studio fino a Los Angeles. Attualmente sei in corsa per gli oscar 2015 per la colonna sonora di Rocks in my Pockets. Come nasce questo sogno? Te lo saresti mai aspettato?
Ancora adesso fatico a leggere il mio nome a fianco a quello degli altri compositori in gara, Michael Giacchino, Howard Shore, Alexandre Desplat, Danny Elfman, Hans Zimmer, Marco Beltrami, Alberto Iglesias , Johnny Greenwood, Thomas Newman, James Newton Howard, Bruno Coulais, Philip Glass, Gustavo Santaolalla e Dario Marianelli (l’unico altro italiano in gara). Prima di essere “musicista per lo schermo” sono un vero cinefilo e ho sempre seguito con passione gli Academy Awards, per cui farne parte (anche se solo nella pre-selezione) è un onore immenso. Il sogno nasce in maniera molto semplice, ho semplicemente deciso, dopo tanti anni di gavetta, di concentrarmi su progetti più raffinati e di lavorare con registi che avessero storie interessanti da raccontare. Signe Baumane, la regista di “Rocks in My Pockets” è una di loro: Bill Plympton (regista di animazione premio Oscar) ci ha presentati, sapendo che io stavo cercando un nuovo progetto al quale lavorare e Signe un compositore per il suo lungometraggio. Da li è nata una bellissima collaborazione, molto stimolante dal punto di vista creativo, e ci ha portato agli Academy Awards. Il film è uno dei 20 progetti che sono in gara nella categoria miglior Film di Animazione, e la colonna sonora è una delle 114 in gara come miglior Musica Originale.

Nella tua carriera hai musicato opere cinematografiche di vario genere. Spazi dall’horror al thriller e fino all’animazione. Quale genere rispecchia maggiormente la tua personalità? Quale tra questi è quello che trovi più stimolante musicare?
Non ho limiti, se il progetto è interessante, la storia stimolante e il regista rifugge dagli stereotipi (e non mi chiede di imitare per l’ennesima volta Hans Zimmer…) allora vale la pena valutare una collaborazione.
La cosa interessante è riuscire a far percepire la propria personalità musicale nei generi più vari: horror o film di animazione che sia, se trattiamo con rispetto la pellicola, e abbiamo la fiducia incondizionata del regista, si ottengono risultati eccellenti e sia la musica che il film ne guadagnano.

Come nasce una tua opera musicale per il cinema?
Cerco di procedere cronologicamente quando compongo, mi metto nei panni dello spettatore innanzitutto e cerco di memorizzare alla prima visione quali emozioni la pellicola trasmette. In un secondo momento lascio da parte le emozioni, che possono distrarci e portarci anche fuori strada, e affronto la pellicola in maniera più analitica. Parlo molto con i registi, cercando di entrare nel loro mondo di capire scena per scena cosa vogliono trasmettere, quali concetti vogliono far arrivare allo spettatore e propongo loro ulteriori chiavi di lettura che la musica può offrire. E’ questo il punto fondamentale, ci sono centinaia di compositori bravissimi al giorno d’oggi, musicisti che scrivono benissimo e che hanno anni di esperienza alle spalle. Quello che voglio offrire al regista è il mio punto di vista musicale, la mia interpretazione del mondo.

La tecnologia aiuta in particolar modo i compositori per il cinema. Puoi dirci quanto è importante per te l’uso del computer in una tua colonna sonora?
E’ fondamentale oggigiorno. Mi piacerebbe moltissimo poter scrivere utilizzando solo matita e pentagramma, come fanno Williams o Morricone, ma semplicemente non è possibile. I budget per la musica sono sempre bassissimi, in particolar modo in Italia che sono quasi zero, e utilizzare strumenti virtuali e campionati è in molti casi l’unica maniera per poter registrare una colonna sonora.
Anche laddove c’è un piccolo budget per la registrazione di musicisti veri la tecnologia è importante, i registi (e i produttori che investono il proprio denaro) vogliono ascoltare la colonna sonora completa registrata con gli strumenti virtuali prima di dare il via alle registrazioni dell’orchestra. Da un certo punto di vista questo consente ai compositori di avere un po’ meno di responsabilità, una volta il rapporto era molto basato sulla fiducia e i registi potevano giudicare il lavoro svolto solo una volta che la partitura era stata già registrata dall’orchestra (ed il budget era stato già speso). Ora è possibile effettuare ogni tipo di modifica sulle orchestrazioni MIDI, il compositore si deresponsabilizza ma d’altra parte chiunque può permettersi di intervenire chiedendo di modificare questo o quello strumento. Diventa un progetto quasi collaborativo e penso che questo sia dannoso per la creatività del compositore che spesso vede la propria “voce” sommersa e non ha realmente modo di esprimersi.
Sarà per questo motivo che molte colonne sonore moderne si assomigliano e non portano realmente elementi innovativi né musicalmente né a livello di narrazione.
Detto questo… non potrei comunque fare a meno del computer per lavorare, è grazie alle nuove tecnologie se dal mio studio di registrazione in provincia posso lavorare a progetti con registi in ogni parte del mondo.

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Quali sono i plugin che apprezzi maggiormente e di cui non potresti mai fare a meno? Potresti brevemente illustrarci come è composto il tuo Home Studio?
Il mio homestudio è molto standard, utilizzo una workstation della Hp con doppio monitor, una “vecchia” scheda audio della MOTU con dei buoni pre e utilizzo una Nord Stage 2 come Master Keyboard. La mia DAW di riferimento è Cubase (aggiornato di recente alla versione 8), sono un endorser della Steinberg, ed utilizzo i loro prodotti da sempre. In particolare “Rocks in My Pockets” è stato realizzato utilizzando esclusivamente Cubase, dalla fase compositiva alla realizzazione degli spartiti, fino alla registrazione degli strumenti, al mixaggio ed al mastering. E’ uno strumento potentissimo e davvero completo.
Come plugin utilizzo soprattutto libraries che girano su Kontakt, in particolare tutti i prodotti della Native Instruments, per i bassi Trillian e per i suoni synth Omnisphere. Adoro i suoni orchestrali della Vienna Library che utilizzo soprattutto per gli archi.
Non mi sono però ancora “fermato” ad un setup unico, amo mescolare le sonorità di vari VST per ottenere dei mockups midi i più realistici possibili.
In passato utilizzavo molto di più strumenti come Symphobia (che uso ancora come rinforzo di alcune sezioni), trovo però che siano poco naturali perché “suonano” fin troppo bene e non aiutano il compositore, soprattutto il neofita, ad avere una cognizione precisa delle dinamiche dell’orchestra. Se utilizziamo una sezione di strings su un canale MIDI e suoniamo due melodie contemporaneamente, quanti primi violini abbiamo che suonano ogni singola linea melodica? Sono tutti fattori che si tengono poco in considerazione e che stanno modificando (in negativo) il modo nel quale si scrive per orchestra. La maggior parte dei giovani compositori hanno una conoscenza del suono orchestrale che deriva esclusivamente dall’uso dei VST, è come dire che un artista conosce le tecniche di pittura utilizzando solo Microsoft Paint… è ridicolo.
Oltre a tutto l’arsenale digitale presente nel PC ho ovviamente in studio moltissimi strumenti acustici che amo suonare io stesso, molto male per lo più.

Chi si occupa del mixaggio e del mastering del tuoi brani?
Per il film io, è una cosa che odio fare, sono molto poco obiettivo quando mixo i miei lavori, ma allo stesso tempo molto geloso del materiale di base. Quando compongo e registro ho un particolare suono in mente, suono che a mio parere contribuisce molto alla narrazione cinematografica, e non posso permettere che questo suono venga snaturato dalle idee di altri musicisti o tecnici (anche se magari sono migliori delle mie). E’ una questione di personalità. Probabilmente sono un po’ maniaco del controllo… anzi sicuramente lo sono. Per il mastering dei cd delle colonne sonore che escono su cd o in digitale lascio che se ne occupino i diretti responsabili, sicuramente conoscono meglio di me le dinamiche necessarie per una pubblicazione editoriale.

Domanda fatidica: studi, esperienza o genio? Cosa è più importante oggi per emergere dall’infinita schiera di musicisti per il cinema?
Bella domanda, nessuna delle tre! La cosa fondamentale è riuscire ad intessere una fitta rete di public relations con registi, produttori, montatori, giornalisti e critici. Per emergere è la cosa più importante. Alla base dovrebbero esserci gli studi giusti, una buona dose di gavetta e ovviamente il talento. Ma non sono importanti purtroppo. Se invece mi chiedi cosa è importante per scrivere della bella musica, beh questo è un altro discorso, ci vuole studio e talento, la capacità di non desistere, di essere costanti nello scrivere ogni giorno e di affrontare nel migliore dei modi ogni opportunità che ti si presenta davanti.

Hai vinto svariati riconoscimenti internazionali. Ti va di parlarcene?
Ad essere sincero i premi e le gare mi lasciano un po’ indifferente, spesso sono più utili per le pubbliche relazioni che per altro. Confrontare due compositori è come chiedere se sono più buone le arance o il formaggio svizzero, è praticamente impossibile al di fuori del contesto specifico. Sono anche poco utili alla musica e all’arte, essendo l’espressione della volontà di standardizzare la creatività. Se davvero i premi fossero meritocratici Williams avrebbe vinto molti più premi Oscar, al contrario alcuni vincitori sarebbero giustamente degli emeriti sconosciuti.
Se qualcuno dei lettori però fosse particolarmente curioso al riguardo può consultare il mio sito…

Progetti per il futuro in ambito musicale?
Moltissimi ma nessuno dei quali posso parlare al momento per ragioni di riservatezza contrattuale. Al di fuori dei progetti cinematografici ho nel cassetto da anni ormai un progetto di musiche per quartetto d’archi che spero di poter registrare durante il 2015, i brani sono già tutti pronti, manca il tempo materiale per rifinire arrangiamenti e trascrizioni e per entrare in studio. Si tratta di un progetto di musica assoluta, ma che ha una forte ispirazione derivante da storie lette o ascoltate, immagini e in alcuni casi anche sogni.

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