Dalla parte dei professionisti: Fabio Frizzi

 

Intervista al Maestro Fabio Frizzi.

– Qual’è il suo approccio alla composizione? Si svolge in maniera tradizionale, o si avvale a priori di software (registrando ad esempio un tema su una traccia e poi costruendgli intorno l’arrangiamento) ?

Nel mio modo di lavorare non c’è una regola, l’elettronica è diventata uno strumento importante, soprattutto per contenere i tempi produttivi, ma è solo un delizioso mezzo per amplificare l’impulso creativo. Io scrivo in particolare per commentare l’immagine. E proprio dall’immagine viene la prima idea, che nasce con la complicità di uno strumento, normalmente piano o chitarra.

– Ha iniziato componendo tradizionalmente ed è poi passato all’uso del pc o viceversa?
Ho cominciato nel modo più duro, ma più formativo, studiando composizione. La mia famiglia mi voleva avvocato, quindi musica l’ho studiata privatamente, con un didatta straordinario che si chiamava Vittorio Taborra. Ancora oggi quando trovo una soluzione armonica che mi piace penso a quel maestro straordinario. Negli anni 60 i computer non c’erano ancora, ma quando sono arrivati sono stati i benvenuti.

– Che ruolo hanno i Virtual Instruments nel suo setup? Li integra con strumenti veri o utilizza esclusivamente Strumenti acustici?
Nella mia lunga vita professionale ho conosciuto molti mezzi espressivi, gli anni ’80 ci hanno fatto pensare di poter fare a meno del musicista in carne ed ossa. Diciamo che la mia filosofia di lavoro è basata da sempre, ed oggi sempre più, sullla convinzione che il compositore deve scrivere bene ma ha bisogno di musicisti di qualità che interpretino la sua musica. I Virtual oggi sono strumenti perfetti, duttilissimi, con un’anima vera, se la sai tirare fuori. Ma un musicista di qualità è capace di tirare fuori dalla tua musica cose che nemmeno pensavi potesse contenere. Comunque, banalizzando, in un brano d’orchestra il compromesso ideale può essere 65% contro 35% a favore dell’orchestra.

– Qual’è stato il software o i software che ha utilizzato inizialmente e quali utilizza attualmente in studio ?
Ne ho usati tanti. Dalle pre edizioni di Cubase al Mosaic, Logic, Nuendo…. Un’infinità.
Oggi (e dalla prima edizione) lavoro con Digital Performer, per quanto riguarda la programmazione. E’ uno strumento duttile, perfettamente in sintonia con Apple (d’altra parte MOTU era nata come costola della società di Jobs), stabile, complesso ma semplice. Il mio fonico lo odia, ma non riesce a farmi cambiare idea. Per la realizzazione della partiture e delle parti uso Sibelius: dopo avere provato per anni ad imparare Finale (dopo la illogica “morte” di Mosaic, sempre delle MOTU), ho trovato in Sibelius un ottimo programma che permette di usare quasi tutti i simboli di notazione e grafici con una certa semplicità. E poi per la post produzione sono piuttosto forte con ProTools…

– Quali sono i vantaggi e gli svantaggi secondo lei nell’utilizzo della tecnologia correlata alla composizione ed alla produzione?
Vantaggi: tempi di realizzazione, cura dei dettagli, organizzazione del lavoro, risultati.
Svantaggi: le macchine sono macchine, se fanno i capricci sono guai. E poi un po’ di perdita del romanticismo, siamo diventati tutti più automi. Ma ne vale la pena.

– Segue le novità che riguardano i software musicali ? E’ alla ricerca degli “ultimi suoni” o si è stabilizzato su una sua “tavolozza sonora” ?
Non ci si può fermare mai. Anche se ognuno di noi ha un po’ di suoni “del cuore”.

– A cosa sta lavorando attualmente ?
Sto ultimando i missaggi della colonna sonora di una miniserie Tv per Rai Uno, “La ragazza americana” di Vittorio Sindoni, prodotta da Edwige Fenech. Nel cast Vanessa Hassler e Ilaria Occhini. E poi sto per produrre l’album del mio spettacolo “Chi me lo ha fatto fare?!”, oltre a seguire personalmente il progetto Octopus Music Factory, vivaio per vecchi e giovani innamorati della musica proiettati nelle nuove realtà.

– Il nostro sito sostiene una campagna per l’utilizzo di software musicale originale, un commento riguardo alla pirateria musicale, secondo lei utilizzare software non originale , per un musicista amatoriale ad esempio, è comprensibile? Come mai secondo lei questo fenomeno è così diffuso e a suo parere quale potrebbe essere la “cura” ?
La rete ha cambiato le abitudini di tutti e le regole sono importanti e vanno rispettate. Fra l’altro interi settori sono andati in crisi per una eccessiva disinvoltura nell’esercizio del peer to peer.
Oggi il mercato è andato molto incontro agli utenti, i prezzi sono (spesso) ragionevoli e non c’è più alcun alibi per nessuno.
Unico appunto ad alcune aziende, bisognerebbe semplificare l’uso delle licenze. In alcuni casi fra chiavette di autorizzazione, centri di verifica on line etc. passa la voglia di utilizzare il software. Ma è una situazione in evoluzione e credo volga al meglio.

 

Il Maestro Fabio Frizzi non ha bisogno di presentazioni, i lavori realizzati per cinema e televisione sono da soli testimonianza dell’importante carriera del compositore.

Nel 2003 Quentin Tarantino ha inserito nella colonna sonora del suo Kill Bill vol. 1 un brano scritto da Frizzi presente in Sette note in nero


2010 Benvenuti al centro
2008 Per una notte d’amore (TV mini-series)
2007 Re-Animated Lover (short)
2007 Le ragazze di San Frediano (TV movie)
2005 Un ciclone in famiglia (TV mini-series)
2002 Febbre da cavallo – La mandrakata
1999 Fantozzi 2000 – la clonazione
1998 Professione fantasma (TV series)
1989 Classe di ferro (TV series)
1987 Tentazione
1987 Tempi di guerra
1986 Superfantagenio
1986 Sensi
1984 Delitto al Blue Gay
1984 Delitto in formula Uno
1983 Senza un attimo di respiro
1983 Se tutto va bene siamo rovinati
1982 Vieni avanti cretino
1981 E tu vivrai nel terrore – L’aldilà
1981 Carlotta
1980 Paura nella città dei morti viventi
1979 Sette ragazze di classe
1979 Zombi 2
1979 Amanti miei
1977 Sette note in nero
1977 Melodrammore1977 Delirio d’amore
1977 Operazione Kappa: sparate a vista (as Frizzi)
1976 Roma l’altra faccia della violenza (as Frizzi)
1976 Le avventure e gli amori di Scaramouche
1976 Febbre da cavallo
1976 Il secondo tragico Fantozzi
1975 Fantozzi

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